Cuneo possente e pazïente
Così veniva definita la città di Cuneo da Giosuè Carducci nella poesia Piemonte: il riferimento è alla secolare storia del comune, distintosi per i valori militari e politici che lo hanno portato a diventare colonna portante della regione.
Con i suoi lunghi e freschi viali alberati, con le sue strade ordinate e squadrate è diventata simbolo di ordine ed eleganza al punto da essere definita città-giardino, polmone e cuore verde del Piemonte.
Nonostante queste grandiose premesse chiunque viva in questa città non può non aver notato l’incuria e il degrado che sempre più stanno prendendo piede in città.
-Verde pubblico: la città è sicuramente dotata di grandi spazi verdi ma questi sono spesso mal tenuti, cercando di fare il meno possibile. Il viale degli Angeli con alberi piantumati a distanza discutibile; il Parco Parri con il laghetto spesso sporco, il pergolato senza rampicanti, cespugli mai potati e assenza di specie floreali e di alberi di alto fusto; i Giardini Fresia, in passato perla della città con decine di specie vegetali di ogni parte del mondo e oggi luogo di degrado e spaccio dove non v’è più un’attenta cura dell’ambiente e una selezione attenta delle piante; ci sono poi molte altre aree minori che mancano di attenzione come i Giardini don Cesare Stoppa che meriterebbero una riqualificazione alle tante aiuole della città che sono abbandonate a loro stesse.


-Senzatetto: negli ultimi anni la crisi economica e lavorativa ha portato ad un aumento del numero dei poveri e dei senzatetto, con centinaia di persone che si rivolgono alla Caritas diocesana, alle parrocchie e ad associazioni di volontariato che prestano il loro aiuto a chi si trova in situazione di indigenza. Una città di oltre 56.000 abitanti come Cuneo che ospita molti migranti stagionali e un numero crescente di persone in condizione di disagio economico non solo si è fatta trovare impreparata ad affrontare questo problema ma, di fatto, non sta provando a risolverlo facendo affidamento su queste realtà di volontari locali che cercano di colmare quei vuoti che, in una società laica e sviluppata, dovrebbero essere di competenza comunale/statale. Di recente vi sono stati scontri e tensioni alla mensa della Caritas cittadina, stessa cosa presso il dormitorio di via Bongioanni dove i posti non bastano e le scintille sono all’ordine del giorno, molti poi preferiscono scegliere altri luoghi per dormire perché, oltre ai pochi letti disponibili, non è garantita un’adeguata sicurezza per se e per i propri averi. Chiuso il sottopassaggio che permette di attraversare corso Monviso (con i conseguenti disagi per i pedoni) non è stato eliminato il problema: le persone che dormivano nel sottopassaggio si sono semplicemente spostate nella sala d’attesa della stazione ferroviaria rendendola inutilizzabile per i pendolari (già tartassati dagli aumenti dei costi dei biglietti ferroviari).
